“Los vecinos de arriba”: è questo il titolo della pièce andata in scena per la prima volta (in lingua catalana) nel 2015, frutto della mente creativa del regista e autore spagnolo Cesc Gay. L’opera è poi diventata un film, sempre per mano del suo creatore, nel 2020 con il titolo “Sentimental” e, prima di approdare negli Stati Uniti con l’adattamento in inglese diretto da Olivia Wilde, è stata tradotta in altre 5 lingue. Tra queste anche quella italiana con Vicini di casa (2022, diretto da Paolo Costella, con Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni).

Questa nuova versione a stelle e strisce ricalca il lavoro di Gay a partire dalla scenografia, con il tipico “one-set” teatrale. Se si escludono, infatti, le poche scene iniziali in cui vediamo i protagonisti della prima coppia, Angela (Wilde) e Joe (Rogen), muoversi tra le strade di San Francisco, tutto il film si svolgerà tra le quattro mura della bella nuova casa di Angela e Joe.

Assistiamo alla classica cena a quattro tra due coppie di vicini dello stesso palazzo, organizzata (apparentemente) all’insaputa di Joe, per conoscersi meglio. Angela ha dedicato la giornata ai preparativi dell’evento (del resto non ha un impiego). Per Joe, che rientra dal lavoro devastato dal mal di schiena, è una doccia fredda perché apparentemente non è stato informato e di conseguenza non ha comprato il vino (nonostante un messaggio da parte della moglie). Joe vorrebbe annullare la serata, ma Angela è irremovibile ed è ormai troppo tardi. Così, insieme alla prima lunga litigata, scatta anche la minaccia dell’uomo: se i vicini — Piña (Penelope Cruz) e Hawk (Edward Norton) — verranno a cena, lui chiederà conto dei rumori “molesti” che si sentono tutte le notti, chiaro segno di performance intime strabilianti. Ciò che ancora non sa è che gli ospiti sono veri e propri esperti di pratiche fuori dal comune (specialmente se confrontate con l’inesistente vita sessuale dei due padroni di casa).

Non c’è niente di nuovo in questo plot, che è già stato a più riprese paragonato a un mix tra Perfetti SconosciutiCarnageChi ha paura di Virginia Woolf? e altri film che vedono il confronto serrato tra coppie. E si potrebbe aggiungere anche La Guerra dei Roses per alcuni aspetti.

Se il film funziona e si lascia guardare con piacere è soprattutto grazie alla sua componente ironica, che tiene alto il ritmo fino quasi alla conclusione, e il cast che, per stessa ammissione della regista, era in uno stato di grazia (“C’è stata un’alchimia che un regista può solo sognare”, le parole di Olivia Wilde). In effetti i quattro attori funzionano alla perfezione insieme ed è sempre stimolante vedere Penelope Cruz in ruoli che la trasformano fisicamente (vedasi, tra gli altri, il sorprendente Competencia Oficial). Ma il vero elemento di interesse è come l’incontro con l’altro diventi un’occasione di auto-analisi: la spregiudicatezza di Pina e Hawk mette a nudo la profonda infelicità di Angela e Joe, rivelando quanto la quotidianità e i malesseri personali abbiano gradualmente eroso entusiasmo, stima reciproca e passione.

Serve quindi la sfacciataggine dei due ospiti per far comprendere ai protagonisti che il loro rapporto non sta più in piedi, nonostante i continui sforzi di rimanere uniti (ma solo a beneficio della figlia Maggie? O per mancanza di coraggio nel mettere la parola fine?).

È inoltre incredibile vedere come, con il tempo e il “non detto”, la vita intima di una coppia possa non soltanto spegnersi, ma persino diventare un vero e proprio tabù. Per Angela e Joe il sesso si trasforma in un imbarazzante convitato di pietra da occultare, da “far finta di niente”. Al suo posto subentrano pudore e vergogna, un’inattesa patina puritana che prosciuga la passione e fa terra bruciata di ogni affetto reciproco. A Pina e Hawk viene sì affidato il ruolo degli agenti provocatori, dei super aperti e navigati esperti, ma in realtà rappresentano semplicemente una coppia capace di comunicare i propri sentimenti e dare voce ai desideri più inconfessabili (geniale l’idea del “menu”!). Dopotutto, dovrebbe essere proprio questa la vera normalità all’interno di un rapporto.

Tra ironia e imbarazzo, il film firma così un ritratto spietato ma incredibilmente lucido di quanto sia facile perdersi quando si smette di desiderarsi. Nelle sale italiane dal 16 settembre.

Regia: Olivia Wilde
Con: Seth Rogen (Joe), Olivia Wilde (Angela); Penelope Cruz (Piña), Edward Norton (Howard Wilson ‘Hawk’ Kelly)
USA 2026 – 107 minuti